Sesto San Giovanni, 14 aprile 2010.
La rassegna teatrale
TEATRO NECESSARIO, giunta alla seconda edizione, si chiude con uno dei lavori più interessanti tra le proposte della stagione, inserito nel programma ufficiale previsto per le celebrazioni del 25 aprile dalla Città di Sesto San Giovanni. Lo spettacolo della giovane Marta Cuscunà, vincitore del Prestigioso Premio Scenario per Ustica 2009. TEATRO NECESSARIO è un percorso teatrale ideato e realizzato in collaborazione dal
CGS Rondinella e dalla
Cooperativa Camagni Olmini. Ha proposto un ciclo di spettacoli teatrali legati alla tradizione del teatro civile e di narrazione, pensato per far riflettere lo spettatore sulla memoria, la collettività e il vivere comune.
La rassegna è
patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sesto San Giovanni.
CINEMA RONDINELLA
Martedì 27 aprile 2010 – ore 21
È BELLO VIVERE LIBERI
Vincitore Premio Scenario per Ustica 2009
Ispirato alla biografia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia deportata ad Auschwitz N. 81 672
testo e regia di Marta Cuscunà
con Marta Cuscunà
È bello vivere liberi! è l’ultima frase che Ondina Peteani ha scritto a poche settimane dalla morte, quando, in ospedale, il medico le chiese di scrivere, a occhi chiusi, la prima frase che le fosse venuta in mente. Ondina, allora, ha scritto quello che sentiva profondamente: amore per la libertà. Ondina è stata definita da alcuni storici “prima staffetta partigiana d’Italia”, per la precocità del suo impegno nella lotta di Liberazione, avvenuta in un territorio in cui la Resistenza è iniziata prima rispetto al resto d'Italia, grazie alla vicinanza con la Jugoslavia dove fin dal 1941 si erano formati gruppi partigiani attivi contro l’occupazione fascista. La sua storia attraversa gli anni del fascismo nel Monfalconese, viene segnata in modo indelebile dalla detenzione ad Auschwitz e continua nel dopoguerra, come ostetrica e organizzatrice culturale e politica all’interno del PCI, poi PDS. Lo spettacolo si ispira alla prima parte della vita di Ondina fino alla liberazione dai campi di concentramento e mette in luce alcune particolari tematiche: il contributo fondamentale apportato dalla Resistenza femminile all’emancipazione della donna; i sogni di libertà, gli ideali di pace e fratellanza dei giovani che aderirono al Movimento di Liberazione; l’incubo della deportazione nazista e la sopravvivenza nei lager. Vorrei che questo progetto raccontasse la Resistenza in un modo non retorico né nozionistico: trasmettendo l'entusiasmo, la voglia di vivere liberi, la gioia di lottare per difendere la democrazia e la libertà che animarono i partigiani. Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l'emotività lascia spazio alla riflessione).