
Ci sarà anche il regista
Silvio Soldini, lunedì 10 maggio alle ore 21 presso il
Cinema Rondinella di Sesto San Giovannni alla proiezione del film, da lui stesso diretto,
Cosa voglio di più. Il regista Silvio Soldini, che ha firmato, tra gli altri, film come "Pane e tulipani", "Brucio nel vento", "Agata e la tempesta", si intratterrà con gli spettatori e risponderà alle domande sul film, la sua carriera e i progetti futuri.
Poche notizie riguardo l'adolescenza del giovane regista; le prime informazioni certe sono quelle del periodo universitario, quando si iscrive alla facoltà di Scienze politiche dell'Università di Milano. A 21 anni abbandona gli studi e si trasferisce a New York per seguire definitivamente la sua passione per il cinema. Da questi primi studi nasce il cortometraggio Drimage (il più importante di una serie di sperimentazioni registiche, vincitore del premio Gaumont alla rassegna Film-maker), dopodiché ritorna alla città d'origine e prende casa a Milano. Qui lavora come traduttore di alcuni telefilm americani e come aiuto regista di spot pubblicitari.
Nel 1983 Soldini realizza un mediometraggio girato in 16 mm "Paesaggio con figure" che viene presentato in diversi festival, tra i quali quello di Locarno e di Bellaria. E proprio in quest'ultima città vince il primo premio con il secondo mediometraggio "Giulia in ottobre" (1984), prodotto dalla Bilicofilm (poi ribattezzata Monogatari), società fondata dal regista nello stesso anno. In questo ritratto lucido di una solitudine femminile sullo sfondo di una Milano algida e ostile si intravede già l'interesse del regista per un cinema vero che guarda al presente con onestà: prova anche la strada del documentario, ovvio canale d'espressione per un artista alla ricerca della verità, con "Voci celate" (1985), storie di una comunità ai margini della società in un Day Hospital psichiatrico.

Il vero debutto nel lungometraggio è del 1989 con
L'aria serena dell'ovest, realizzato in seguito all'esperienza con il gruppo Indigena formato da giovani registi italiani (Daniele Segre, Bruno Bigoni, Enrico Ghezzi, Francesca Marciano, Roberta Mazzoni e Kiko Stella) con i quali aveva lavorato nel film a episodi "Provvisorio quasi d'amore". Dopo essersi fatto notare con l'opera prima, il successo si riconferma con
Un'anima divisa in due (1993), in concorso a Venezia e coppa Volpi all'attore protagonista Fabrizio Bentivoglio. La storia d'amore impossibile tra un milanese e una zingara che cerca di riscattarsi dimostra la capacità di Soldini di disegnare un quadro asciutto e sincero sulla cultura dei rom in Italia. Nel 1997 è la volta de
Le acrobate con la storia di un'amicizia tutta al femminile tra Licia Maglietta e Valeria Golino, la prima una ricca signora del Nord e la seconda una cassiera in un supermercato con grossi problemi familiari, unite per caso in una solidarietà che cambierà le loro esistenze. Con il documentario
Rom Tour (1999), grazie alla collaborazione dello scrittore Antonio Tabucchi e il regista Giorgio Garini, affronta nuovamente la cultura degli zingari ma stavolta, con interviste e riflessioni a voce alta, percorre le strade della periferia abbandonata di Firenze.

Con il 2000 Soldini cambia registro e si apre alle dinamiche della commedia affidandosi ad una narrazione tragicomica che tiene il passo al ritmo del distacco ironico sulla realtà. Con
Pane e tulipani conquista sia il pubblico che la critica internazionale (l'interpretazione di Licia Maglietta è supportata dalla bravura di Bruno Ganz, Giuseppe Battiston e Marina Massironi) e così può girare un film più impegnativo come
Brucio nel vento (2002), tratto dal romanzo "Ieri" di Agota Kristof, racconto dolente dell'ossessione per una donna che sfocia in una passione con conseguenze drammatiche. Due anni dopo ritorna alla commedia con
Agata e la tempesta, viaggio esistenziale di una donna che abbandona le proprie abitudini per vivere la vita più intensamente.
Nel 2007 chiama Margherita Buy e Antonio Albanese e con loro realizza
Giorni e nuvole, in concorso alla Festa del cinema di Roma. Dopo la parentesi che sfiora il surreale con il film precedente, il regista ritorna al cinema difficile occupandosi di una coppia benestante che improvvisamente perde tutte le certezze a causa del licenziamento del marito; uno sguardo riflessivo sulla società contemporanea segnata dal precariato e un'indagine mai invadente ma puntuale del rapporto tra due persone che si amano.