
Roma, 24 aprile 2010 - Si è conclusa questa mattina con l'udienza del Santo Padre Benedetto XVI la tre giorni del convegno "Testimoni Digitali: volti e linguaggi nell'era crossmediale". L'evento, promosso dall'Ufficio Nazionale delle Comunicazioni Sociali della CEI, ha visto anche a partecipazione dei CGS, attraverso il presidente, Candido Coppetelli, i Delegati nazionali CNOS e CIOFS e alcuni membri del Consiglio Direttivo Nazionale.
E' stata un'occasione imperdibile di studio e di approfondimento di quel “continente digitale” che - come ricorda Papa Benedetto XVI - "costituisce un enorme potenziale di connessione, di comunicazione e di comprensione tra individui e comunità, nonché un’opportunità di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali".
Lo stesso Papa durante l'udienza a conclusione del Convegno, ha affermato che “L’amore nella verità” costituisce “una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione” e i media possono diventare “fattori di umanizzazione, non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilità di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali”. Ciò richiede, ha proseguito il Papa, richiamando la sua enciclica “Caritas in Veritate”, che “essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale”. Solamente a tali condizioni, ha avvertito il Pontefice, “il passaggio epocale che stiamo attraversando può rivelarsi ricco e fecondo di nuove opportunità. Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete”.
Tra le diverse e qualificate relazioni presentate, che si possono trovare nel ricco sito ufficiale del Convegno (
www.testimonidigitali.it), sono di particolare interesse per i CGS quelle che hanno focalizzato l'attenzione sul mondo giovanile e sulle problematiche educative connesse al mondo digitale.

“La centralità della dimensione relazionale” è la buona notizia che viene dallo scenario digitale abitato dai giovani. È quanto emerge da una ricerca sui giovani nello scenario digitale presentata da Chiara Giaccardi, docente di sociologia della comunicazione all'Università Cattolica di Milano. “Gli spazi della rete – ha detto la sociologa – non sono luoghi utopici dove proiettare il desiderio di un mondo totalmente altro ma neppure luoghi autonomi e discontinui dalla dimensione esistenziale concreta. La costruzione di identità e la manutenzione delle relazioni rivelano, invece, una stretta relazione e continuità tra online e offline, tanto che si può dire che la diffusione dei social media inaugura un modo socialmente orientato – da parte dei giovani – di abitare il continente digitale. La continuità tra online e offline è dunque positiva”. La ricerca è basata su 50 interviste telefoniche semistrutturate, della durata di 60-75 minuti, somministrate a un campione di 50 ragazzi (25 maschi e 25 femmine) tra i 18 e i 24 anni, su tutto il territorio nazionale, equamente ripartiti tra studenti e lavoratori, abitanti i piccoli centri e grandi città.
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“Le condizioni della fede oggi assomigliano a quelle dei primi cristiani che vivevano nel mondo greco-romano, un contesto sociale e culturale caratterizzato da un vivace pluralismo, per cui la fede era possibile solo come scelta deliberata”. Ne è convinto Guido Gili, sociologo della comunicazione alla Luiss. Ecco perché nel contesto della “piazza telematica” bisogna valutare la varie “voci” presenti. “La Chiesa è una di queste e per essere credibile – ha spiegato – deve presentarsi come uno spartito sinfonico, che sia riconoscibile in ogni contesto e situazione”. In riferimento agli attacchi e alle vicende di queste ultime settimane, ha ricordato che “ognuno di noi è il corpo della Chiesa e ciò che avviene in essa e attorno ad essa ci tocca tutti personalmente. Bisogna perciò partecipare tutti, secondo la propria responsabilità, al cammino anche mediatico della Chiesa, con comportamenti seri e capaci di costruire relazioni vere”. “In queste situazioni - ha concluso - certo contano le dichiarazioni ufficiali, i comunicati, le prese di posizione chiare di chi ha responsabilità nella Chiesa, ma conta la testimonianza di ognuno nella sua parrocchia, nel suo ambiente di lavoro, nelle relazioni di vita quotidiana, ma anche nelle relazioni in rete”.
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Il Card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha sottolineato che gli “animatori della comunicazione e della cultura sono chiamati ad integrare in modo corretto ed efficace la missione educativa, che si avvale delle dinamiche tradizionali insostituibili, con le più recenti tecnologie mediatiche. E’ questo un compito da affrontare con intelligenza e fiducia, senza assolutismi ingenui e acritici o demonizzazioni apocalittiche. Perché tale processo educativo possa compiersi, è necessario che coloro che operano in ambito educativo sappiano anzitutto essere loro stessi familiari dei media digitali, sperimentino cioè cosa significhi navigare, essere on line, abbandonando le retoriche unilaterali e ricorrenti".
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«La Rete è un meccanismo potenzialmente infernale, che può e deve essere contraddetto, con una presenza che sappia essere sì sintesi, sì taglio, ma mai manipolazione». Lo ha detto Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. «Già ci siamo nel tempo nuovo, e non da protagonisti secondari», ha detto Tarquinio soffermandosi sul rapporto tra cattolici e Internet. Per il direttore di Avvenire, l’impegno è quello di «essere nella corrente, da cattolici», tenendo presente che oggi «i processi informativi riescono a cambiare totalmente il contenuto della notizia». «C’è un altro modo di fare informazione», ha esclamato Tarquinio, secondo il quale i cattolici sono «un’onda tranquilla», che utilizza la Rete come «un’opportunità vera per riedificare l’uomo», a partire dalla consapevolezza che «l’informazione è e resta una questione formativa».
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“Questo è tempo di verità e di trasparenza e di credibilità. Il segreto e la riservatezza non sono valori che vanno per la maggiore. Bisogna essere in grado di non avere nulla da nascondere”. Lo ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa vaticana, nella sessione conclusiva del convegno. “Il prezzo che stiamo pagando – ha affermato p. Lombardi - ci dice che la nostra testimonianza deve essere di rigore e coerenza su ciò che siamo, contro ogni ipocrisia e doppiezza. Dobbiamo portare gioia, lealtà e verità. Dobbiamo essere testimoni credibili per ciò che diciamo e facciamo, perché si capisca che dietro ogni parola c’è la nostra mente e il nostro cuore. La situazione che viviamo è estremamente esigente e ci chiede di essere assolutamente veritieri e credibili”. Secondo padre Lombardi bisogna “cercare di mettersi nel punto di vista dell’altro, capirne le domande e la mentalità, per fare un cammino insieme”.
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Mons. Mariano Crociata, segretario generale della CEI, pur parlando in apertura del Convegno, ha rilanciato una sfida che può essere assunta come conclusione: "Un linguaggio credente e un progetto organico per le comunicazioni sociali sono 'il compito per casa' sul quale applicarsi fin dal nostro ritorno; sono le condizioni per elaborare una strategia comunicativa missionaria, che sia capace di coinvolgere tutti gli ambiti pastorali e di incidere sulla cultura della società. Sarà la sfida del decennio che inauguriamo, non a caso incentrato sull'educazione".
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fonti:
www.agensir.it -
www.testimonidigitali.it -
www.avvenire.it

una piccola rappresentanza del CGS
all'Udienza del Santo Padre:
Fabio Sandroni (vicepresidente nazionale)
d. Claudio Belfiore (delegato nazionale CNOS)
don Gino Bruno (consigliere nazionale)
Cristiano Tanas (presidente reg. Sardegna)