Al Cinema Lux di Padova, animato dal CGS The Last Tycoon,  mercoledì 5 dicembre per la Rassegna “Cinema e adolescenza. Diventare grandi, restare vivi” è in programma “Disconnect” (USA, 2012, 115’) di Henry Alex Rubin. Regista e sceneggiatore statunitense, classe 1976, candidato all’Oscar nel 2006 per il documentario “Murderball”, è al suo primo lungometraggio, presentato fuori concorso alla 69°Mostra del Cinema di Venezia. La trama del film è un intreccio di storie diverse, nella tradizione del cinema indipendente americano corale; il filo conduttore è il bisogno primario di ognuno di noi, in ogni fase della vita, di essere in relazione con gli altri. Nell’era della tecnologia digitale non è cambiato questo bisogno, ma il modo di soddisfarlo, esponendo a rischi che è necessario conoscere. Internet, webcam, clonazioni e frodi, social network, chat, forum e cyberbullismo: il film mette in scena i lati più insidiosi delle comunicazioni virtuali senza cadere nell’ovvietà e nella retorica, grazie ad una regia fluida e coinvolgente, ad un montaggio concitato e all’ottima colonna sonora di Max Richter.

I curatori Ezio Leoni (critico cinematografico), Elisabetta Marchiori (psichiatra e psico-analista), Chiara Pinton (esperta di letteratura per ragazzi) e Lenio Rizzo (neuropsichiatra e psicoterapeuta) vogliono offrire una occasione che permetta di confrontarsi e riflettere su un tema estremamente attuale, fonte di preoccupazioni e conflitti intergenerazionali. Per gli adolescenti di oggi, “nativi digitali”, cresciuti di fronte agli schermi di smartphone e tablet, il mondo virtuale e quello della rete sono diventati lo spazio privilegiato dove intraprendere l’esplorazione del Sé e dell’Altro, con i pericoli e le potenzialità conoscitive e creative che li caratterizzano. Sono anche mondi sconosciuti, che richiedono l’acquisizione di competenze adeguate, sia a livello emotivo, sia a livello cognitivo, per non incorrere nel rischio di un utilizzo compulsivo e di dipendenza, con conseguente isolamento o esposizione a fenomeni come il “sexting” e il cyberbullismo. Piuttosto che demonizzarla o limitarsi a regolarne l’uso, nella filosofia della riduzione del danno, gli adulti, “immigranti digitali”, possono porsi come “mediatori”, riconoscendo le esigenze e le motivazioni evolutive dell’adolescente nell’uso della tecnologia e valorizzandone le potenzialità creative. Agli adulti il compito di raccogliere la sfida dell’adolescente che cresce: non “disconnettersi”.

Il programma prosegue nel 2019, il 9 gennaio con “L’onda” (2008) di Dennis Gansel, il 23 gennaio con “Un sacchetto di biglie”, il 6 febbraio “Noi siamo infinito” (2012) di Stephen Chbosky.