Martedì 4 dicembre, proiezione speciale del film Isabelle al Cinema Lux di Padova, animato dal CGS The Last Tycoon, con la presenza in sala del regista (Mirco Locatelli) e della sceneggiatrice (Giuditta Tarantelli, premio per la sceneggiatura al festival di Montreal), che saranno introdotti dal critico Ezio Leoni.
Il film racconta la storia di Isabelle (Ariane Ascaride), astronoma francese che vive dalle parti di Trieste in una grande villa circondata di campagna. Il paesaggio è un vero paradiso: da un lato i vigneti illuminati dal sole, dall’altro, a pochi chilometri di distanza, il mare. Attorno a lei gravitano il figlio Jérôme, sposato e in attesa di un bambino, e Davide, un giovane che Isabelle si sente in dovere di aiutare… Un dramma sottaciuto pesa infatti sulla serenità di Isabelle e Jérôme e il forte legame instaurato con Davide metterà progressivamente a nudo le sofferte dinamiche del loro vivere. Locatelli prova a raccontare il mondo interiore dei protagonisti attraverso la banalità del quotidiano. Un racconto intenso ed “ermetico”, positivamente anomalo nel panorama del cinema italiano.

Il racconto si snoda sapiente, sullo sfondo di un paesaggio di rara bellezza che sembra determinare gli eventi all’insaputa dei protagonisti. Isabelle è un film che sfugge alle definizioni, una coproduzione insolita nel panorama italiano, forse spiazzante per uno spettatore disabituato a un cinema che non spiega ma invita a guardare e ad ascoltare: dentro ci sono il dolore e la miseria di un essere umano che ha compiuto una scelta irrevocabile, il senso del trascorrere del tempo e della gioventù, la consapevolezza che certi segreti distruggono l’anima. (…) Non sono molti i film capaci di raccontare un mondo interiore attraverso la banalità delle azioni quotidiane, il lato oscuro nascosto dalla rassicurante cortina dei rapporti sociali. Isabelle di Mirko Locatelli (I corpi estranei) riesce a catturare l’attenzione dello spettatore senza fornirgli troppi elementi concreti e lo conduce in un viaggio senza bussola all’interno della personalità di una donna consumata da un segreto terribile e da un’ansia di protezione materna che la rende complice di un delitto, sia pure involontario. Il merito di questa efficacia sta nella costruzione della storia (il film ha vinto il premio per la sceneggiatura al festival di Montreal) che conferisce uguale importanza al linguaggio parlato e a quello del corpo, il cui disaccordo è spesso rivelatore. (…). Daniela Catelli – comingsoon.it