Lo scorso 25 luglio il Cinema The Space Moderno di Roma ha fatto da cornice alla presentazione della Mostra del Cinema di Venezia, 75° edizione.  Ha introdotto l’edizione il presidente della Biennale, Paolo Baratta, che davanti a una sala gremita di giornalisti e addetti ai lavori ha speso qualche parola per tracciare il percorso storico di un evento cardine nel panorama culturale italiano.

L’edizione del 2018 offrirà al pubblico diversi spunti di riflessione. La selezione, proposta da Alberto Barbera, è ampia e diversificata. Oltre al consueto mix di autori affermati e registi emergenti, è da sottolineare il ritorno di molti direttori all’utilizzo dei generi cinematografici, vari e assortiti. Il genere viene inteso come una condivisione di codici interpretativi tra i registi, gli attori e il pubblico, che in questa maniera si riavvicina al mezzo cinematografico.

Diversi i film attesi da pubblico e critica, selezionati tra oltre 3500 pellicole, a cominciare da First Man di Damien Chazelle – regista che ha fatto ballare il mondo con il suo La La Land – per proseguire con un esordio alla regia di Bradley Cooper, che si avventura nel remake di A Star is Born, successi annunciati che hanno l’obbligo di ben figurare sia in Concorso che nelle sale. Suscitano curiosità il remake di Suspiria, diretto da Luca Guadagnino, in concorso per il Leone d’oro insieme al film di Chazelle e altre 19 pellicole, e The Other side of the wind, film di Orson Welles, che all’epoca ha girato metri di pellicola in formati diversi, realizzato dal suo storico collaboratore, Frank Marshall.

L’edizione 2018 della Mostra regalerà spazio ad approfondimenti politici, con due film sulla questione israelo-palestinese del regista Amos Gitai e due film sulla figura del presidente emerito dell’Uruguay, Pepe Mujica, che dovrebbe assistere di persona alla proiezione del film documentario realizzato da un altro grande regista atteso al lido, Emir Kusturica (El Pepe – Una vida suprema). Attesa anche l’interpretazione del caso Cucchi, tutta italiana, realizzata da Alessio Cremonini con Jasmine Trinca e Alessandro Borghi, incensato dal direttore Barbera e inserito nella categoria Orizzonti come film d’apertura. Nella stessa categoria un altro film italiano, figlio del successo del fumettista romano Zerocalcare: La profezia dell’armadillo.

Nel complesso la 75° edizione sembra offrire molti spunti di riflessione. Oltre al profilo politico, già citato, Venezia ci consente di ragionare sulla nuova filiera di produzione e fruizione del film, grazie alla presenza di Netflix, che trova spazio in Laguna, e alla diversificazione di generi, modelli e provenienze geografiche.

Fabio Zenadocchio