Palermo: Il Palcoscenico della Follia

Il CGS Don Bosco Ranchibile di Palermo propone lo spettacolo teatrale “La 25° Ora – Il Palcoscenico della Follia”, in scena il 30 aprile, il 13 maggio e il 15 maggio.

La messa in scena è interamente ambientata in un manicomio e unisce l’Aiace di Sofocle con il Re Lear di Shakespeare. Alla fine degli anni ’70, il disturbo mentale in Italia, oltre a generare rifiuto e paura, non veniva ancora studiato nella sua complessità. Tuttavia nel 1978 uno psichiatra veneto, Franco Basaglia, promosse una legge che prevedeva la chiusura degli istituti psichiatrici e il riconoscimento ai malati del diritto a un’adeguata qualità della vita. Ma l’attuazione di questa norma ha comportato non solo una nuova emarginazione dei disabili mentali, ma anche gravi problemi per le famiglie degli stessi.
Il titolo della nostra rappresentazione nasce da una duplice componente: da un lato, “la 25a ora” indica, dopo le precedenti ventiquattro, il tempo della “libertà” successivo alla chiusura della struttura psichiatrica a seguito della legge 180 (legge Basaglia) e il “rilascio” di tutti i pazienti in essa segregati; dall’altro, l’espressione “il palcoscenico della follia” fa riferimento a due versi del Re Lear nei quali l’omonimo protagonista afferma: “Perché piangiamo nel momento in cui nasciamo? Perché all’improvviso ci ritroviamo su questo gran palcoscenico di matti”.
Fra i degenti ricoverati nel “nostro” manicomio spiccano quattro matti, la cui condizione non è diversa da quella degli altri ma con un vissuto differente. Due di loro, infatti, appassionandosi, rispettivamente, alle vicende del guerriero greco Aiace e del vecchio re inglese Lear, si immedesimano talmente nelle storie dei due eroi da credersi parte di esse, impersonando ciascuno il ruolo del protagonista: così, dinanzi agli occhi degli spettatori, come in un sottile gioco scenico in cui è difficile distinguere la finzione dalla realtà, i personaggi di entrambe le tragedie si animano come proiezioni della mente malata dei due matti. Una terza paziente, invece, ha deciso di assecondare il gioco del compagno e di fungere da fool, sputando fuori sentenze e verità difficili da accettare per gli altri personaggi. La quarta ricoverata, infine, rappresenta la più fragile fra i matti, rinchiusa nel manicomio senza una reale necessità ed essendo, per questo, cupa, cinica e adirata.
La liberazione dalla segregazione dei manicomi a seguito della Legge Basaglia non ha sortito gli effetti sperati: così, mentre la nostra rappresentazione si avvia alla conclusione, la percezione del malato continua ad essere quella della propria mancanza di voce e di dignità, e dal suo abisso, così problematico e tormentato, emerge un inquietante ma inesorabile grido di dolore: “Continuiamo ancora ad essere invisibili?”.
La traduzione, le maschere e le musiche dell’intera messa in scena sono tutte produzioni originali.