La giuria CGS – Cinecircoli Giovanili Socioculturali, nell’ambito della 56^ edizione del Giffoni Film Festival, ha assegnato il Premio “Percorsi Creativi” 2026 (XIX edizione):
per la Sezione GENERATOR +15, al film Morten di Ivan Pavljutskov, perché pone in evidenza il modo in cui il protagonista naviga all’interno del mondo delle relazioni interpersonali, consentendo l’immedesimazione di spettatori adolescenti. La storia viene narrata dal punto di vista di Morten, personaggio introverso, poco socievole e a disagio per la sua situazione familiare ed economica; attraverso la passione per la fotografia analogica riesce a trovare luoghi sicuri dove poter riflettere e colmare le sue mancanze. L’acqua e le gru sono elementi simbolici e ricorrenti che evocano la costante ricerca di una via d’uscita dalla sensazione di annegamento esistenziale. La macchina da presa si concentra sui personaggi lasciando che le inquadrature li svelino poco a poco, ripresi di spalle, con sfocature e con l’uso frequente dei riflessi sull’acqua della palude, luogo che diventa personaggio assumendo un ruolo centrale all’interno della narrazione. Molto curata la fotografia dai toni scuri che restituiscono un’atmosfera cupa e buia soprattutto nella casa di Morten, in parallelo con la vita travagliata della sua famiglia. Solo alla fine le scelte cromatiche e d’illuminazione sottolineano un’atmosfera divenuta più vivida per mostrare la sicurezza acquisita da Morten e la sua crescita. Apprezzata la colonna sonora, composta dall’insieme di strumenti acustici ed elettronici, che accompagna le scene in modo aderente alle immagini. A completare il profilo del protagonista si staglia la figura di Emilie, uno spirito della palude che rappresenta la parte più profonda di Morten, destinata ad essere “lasciata andare” per poter diventare una nuova persona.
per la sezione GENERATOR +18, al film You Believe in Angels, Mr. Drowak? di Nicolas Steiner, per aver affrontato con efficacia, in chiave distopica, tematiche complesse quali la solitudine, il rimorso e le pulsioni autodistruttive, destinando alla creatività la speranza di redenzione. La messa in scena costruita attraverso un uso significativo di colore e bianco e ne-ro, che distinguono piani temporali differenti, la cura nelle inquadrature inusuali, i movimenti di macchina e la gestione del sonoro, definiscono uno spazio simbolico altamente coerente, legittimando esteticamente gli inserti onirici, quasi orrorifici. La sceneggiatura capace di comunicare emozioni diverse, si rivela accurata nella costruzione dei personaggi, potenziata sul piano visivo dalla forza espressiva dei loro gesti e della fisicità degli interpreti.



















































