Venezia 82: il Premio CGS Lanterna Magica al film “Un anno di scuola”

La Giuria collaterale dell’Associazione nazionale C.G.S. – Cinecircoli Giovanili Socioculturali APS, in occasione della 82^ Mostra Internazionale d’Arte cinematografica della Biennale di Venezia, assegna il Premio “Lanterna Magica” (XXVIII edizione) al film UN ANNO DI SCUOLA, di Laura Samani (Orizzonti), con la seguente motivazione:

Perché tratta tematiche molto vicine al mondo dei giovani, come il bullismo fondato sull’esasperazione delle differenze tra il maschile e il femminile, l’estraneità di chi è diverso o straniero rispetto alla conformità del gruppo, la difficoltà nella gestione delle emozioni e delle relazioni affettive. Il punto di vista privilegiato è quello dei giovani protagonisti di una storia di formazione, che conduce ogni personaggio alla ricerca della propria identità attraverso il rapporto con gli altri. Il percorso di maturazione viene indagato dalla regista soprattutto attraverso il gioco degli sguardi tra i ragazzi e il misurar-si con il proprio corpo e i propri limiti. La macchina da presa segue da vicino costantemente i personaggi, che si trovano sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta; li accompagna una colonna sonora che sottolinea i passaggi salienti dell’azione. La struttura circolare del racconto, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di G. Stuparich, viene re-sa in modo efficace dall’uso del traveling, che all’inizio segue la strada per arrivare a scuola, mentre al-la fine accompagna Fred all’uscita, nell’anno dell’esame di maturità, trasformata dall’esperienza vissuta. Notevole la prova attoriale dei ragazzi, tutti alla prima esperienza davanti alla macchina da presa.


Recensione del film realizzata dal Laboratorio CGS Venezia Cinema

Settembre 2007, Trieste. Nel secondo lungometraggio della regista triestina Laura Samani, tratto dall’omonimo racconto di Giani Stuparich, lo spettatore segue le vicende di Fred, diciottenne svedese, che arriva a Trieste per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico, in una classe in cui si ritrova ad essere l’unica ragazza. Fred conoscerà il trio di amici storici Pasini, Mitis e Antero, ma il suo ingresso nel gruppo scatenerà una serie di eventi che metteranno alla prova l’amicizia tra i tre maschi.

Lo spettatore viene subito coinvolto nella narrazione con un interessante traveling all’apertura del film, che segue la strada vuota per arrivare alla scuola in cui l’azione prende l’avvio. Lo stesso traveling viene poi riutilizzato alla fine del film, ma questa volta la macchina da presa riprende Fred uscire dalla scuola, suggerendo l’idea di un cerchio che si è aperto all’inizio e si è chiuso alla fine dell’anno scolastico, richiamando lo stesso titolo del film che appare sullo schermo come se fosse scritto con un gessetto, a rafforzare questa suggestione.

Uno degli elementi più interessanti del lungometraggio è l’uso della lingua, o lingue per la precisione; infatti vengono alternate tre lingue principali, l’italiano (con inserti di dialetto triestino), l’inglese e lo svedese. Sin dall’inizio, come dichiarato dalla stessa regista nel Q&A a seguito della proiezione, la lingua viene utilizzata come gioco di potere: è uno degli espedienti utilizzati dagli studenti per escludere Fred e farla sentire a disagio. La stessa cosa avviene in un altro punto saliente della storia, in cui Fred passa dall’uso dell’italiano a quello dell’inglese per distaccarsi e proteggersi dal conflitto in atto. Anche l’uso delle musiche non passa inosservato, soprattutto nella scena finale, in cui azione e testo della canzone si completano a vicenda.

La tematica trattata dal film risulta molto attuale e gli studenti vengono rappresentati in modo convincente dai quattro attori, alle prese con la loro prima esperienza davanti alla macchina da presa. Un giovane spettatore può facilmente ritrovarsi nelle battutine e negli scherzi tra studenti,  ma l’opera può essere compresa e apprezzata anche da generazioni diverse. Il film tratteggia con leggerezza le sfide complesse che i giovani, e soprattutto le ragazze, devono affrontare per poter sopravvivere nel mondo attuale.

Lucrezia Bedini e Nadia Ciambrignoni