Bangladesh, Cina, Nigeria, Albania, Kosovo, Afghanistan e la sequenza sarebbe ancora lunga per definire provenienze e religioni (Islam, buddismo, induismo, animismo…) che popolano stabilmente l’oratorio salesiano di Ancona da anni e ne rappresentano in pieno l’identità. Tutti i giorni, da quattro anni, in questo cortile-campo da calcio Peppe, all’anagrafe Giuseppe Infante coadiutore salesiano, incontra questi ragazzi e con loro organizza tornei a squadre miste molto frequentati e combattuti. E’ stato lui, sostenuto dalla comunità dei Salesiani, a porre la questione della necessità di pensare ad un’alternativa alla partecipazione alla Messa di domenica 2 febbraio, festa di Don Bosco. Coinvolgendo anche alcuni animatori del C.G.S. Dorico, che coordinavano già l’Accademia del pomeriggio, è nata l’idea di invitare i partecipanti non cristiani al torneo di calcetto ad una chiacchierata su don Bosco e l’oratorio, mentre gli altri andavano a messa. Ne è risultato un incontro vivace e spontaneo con circa 40 giovani, guidato da Diana Sandroni, già conosciuta da diversi dei presenti durante l’anno di volontariato sociale svolto presso il centro diurno “Il Faro” e le altre strutture della casa salesiana, psicologa e animatrice culturale. Il primo ingresso in oratorio, seguendo fratelli maggiori o compagni di scuola, non importa se cristiani o no; il trovarsi bene; la possibilità di giocare a pallone liberamente; la gentilezza delle persone; il sentirsi come a casa; la pazienza e la simpatia divertente di Peppe; l’accoglienza dell’ambiente e soprattutto la possibilità di trovare degli amici nuovi con cui chiacchierare e divertirsi… Questi i motivi principali dell’attaccamento all’oratorio, esposti senza imbarazzi e con convinzione. Così è stato semplice per Diana aggiungere qualcosa su don Bosco: dalla prima tettoia Pinardi, grande più o meno come i porticati degli oratori di oggi, all’idea di ospitare chi non sapeva dove andare perché era solo e in cerca di lavoro; dalle prime visite ai giovani carcerati, che fecero nascere l’intuizione del bisogno di un amico per salvarsi dalla vita di strada, all’invito per l’Accademia del pomeriggio, dove loro, giocatori incalliti del cortile, avrebbero potuto portare sul proscenio l’amato pallone. Certo la prospettiva di esporsi in pubblico ha generato timidezze e timori, ma l’incontro si è chiuso con facce sorridenti e pronte a ritrovarsi con gli altri, alla fine della celebrazione, per altre partite e per il pranzo insieme. Poi, durante l’Accademia del pomeriggio, quando all’invito dei due “presentatori”, inaspettatamente Ryan e due compagni si sono fatti avanti con il pallone, ho pensato che davvero i santi come don Bosco sanno aspettarti comunque, anche se non vai a messa…

Nadia Ciambrignoni